Negli ultimi anni il tema dell’inclusione lavorativa delle persone con vissuti di disagio psichico è diventato...
Napoli ha sempre letto. Anche quando non sapeva farlo.
C'è una strada nel centro storico di Napoli che si chiama Via San Biagio dei Librai. Non è un nome poetico inventato da un urbanista romantico. È un nome che racconta la storia reale di un'intera corporazione di artigiani: i librai, quelli che nel Cinquecento ricevettero in custodia la cappella di San Biagio e la fecero diventare il cuore pulsante del commercio librario partenopeo.
Nella seconda metà del Seicento, quella strada era uno dei luoghi più frequentati dagli intellettuali d'Europa. Librai da Francia, Olanda e Inghilterra vi aprivano bottega. Filosofi, letterati, scienziati la percorrevano. Proprio in quel tratto di Spaccanapoli, all'interno della libreria del padre, nacque Giambattista Vico — uno dei pensatori più originali della modernità. Napoli, da sempre, è una città del libro.
Il 23 aprile: una data che sa di storia e di rose
Dal 1996, ogni 23 aprile si celebra la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore, proclamata dall'UNESCO. La data è tutt'altro che casuale: il 23 aprile è il giorno in cui morirono William Shakespeare, Miguel de Cervantes e Inca Garcilaso de la Vega — tre pilastri della letteratura mondiale. Una coincidenza così eloquente da diventare simbolo.
L'idea nasce da una tradizione catalana: in Catalogna, il 23 aprile è la festa di San Giorgio, patrono di Barcellona, e da secoli è usanza regalare una rosa per ogni libro venduto. L'UNESCO raccolse quella tradizione e la trasformò in una celebrazione globale. Oggi la giornata è osservata in oltre 100 paesi, da milioni di persone. Nel 2026, la città designata Capitale Mondiale del Libro è Rabat, in Marocco — la ventiseiesima città a ricevere questo titolo, raccogliendo il testimone da Rio de Janeiro.
Napoli e i libri: una relazione antica quanto la città stessa
Via San Biagio dei Librai non è solo una strada. È la memoria scritta nella pietra di un'epoca in cui Napoli era capitale culturale d'Europa. Le botteghe dei librai che si moltiplicavano nel Seicento, i filosofi che vi passeggiavano, le idee che vi circolavano — tutto questo è parte del DNA di questa città.
Ancora oggi, il centro storico di Napoli custodisce librerie che sono monumenti. La Libreria Fiorentino, fondata nel 1936 in Calata Trinità Maggiore, era frequentata da Benedetto Croce ed è ancora oggi un santuario delle prime edizioni e dei volumi rari. La Libreria Colonnese, in Via San Pietro a Majella, nata nel 1965, è uno scrigno di storie napoletane, libri rari e un'atmosfera che sa di pensiero. La Libreria Dante & Descartes, in via Mezzocannone, si definisce «mediatrice e distributrice del piacere della conoscenza» — e lo dimostra: fu proprio il suo proprietario, Raimondo Di Maio, a pubblicare in Italia, prima che il mondo la scoprisse, le poesie di Louise Glück, poi Premio Nobel per la Letteratura nel 2020.
"Entrare in una libreria antica di Napoli significa fare un salto indietro nel tempo. Quegli scaffali custodiscono storie di chi, in altre epoche, ha fatto della scrittura la propria ragione di vita."
Leggere è un atto artigianale
C'è qualcosa che unisce il libro all'artigianato, e Napoli lo sa meglio di tutti. Un libro, prima di essere un'idea, è un oggetto fatto di mani. Il tipografo che compone i caratteri. Il rilegatore che cuce le pagine. Il libraio che sceglie quali opere mettere in vetrina. Questi sono mestieri. Mestieri che richiedono cura, precisione, amore per la materia.
La prima ricetta scritta delle zeppole di San Giuseppe, come abbiamo raccontato qualche settimana fa in occasione della Festa del Papà, è in un trattato scritto a Napoli nel 1837. Il pensiero di Vico, che rivoluzionò la filosofia moderna, nacque in una casa sopra una libreria di Spaccanapoli. Le canzoni classiche napoletane che tutto il mondo conosce furono composte e stampate in questa città. Napoli ha sempre prodotto cultura con le mani. Ha sempre trasformato la propria identità in parole, in cose, in oggetti da tenere e da tramandare.
Leggere, allora, non è solo un atto passivo. È partecipare a quella catena. È tenere in mano il lavoro di qualcuno — di molti — e dargli senso continuando a farlo vivere.
I numeri che ci fanno riflettere
Celebrare la Giornata Mondiale del Libro significa anche fare i conti con una realtà difficile. Solo il 39% della popolazione italiana sopra i 6 anni legge almeno un libro all'anno per motivi non scolastici. In un Paese con la storia culturale dell'Italia — con la storia di Napoli — è un dato che pesa.
Eppure c'è un dato che consola: il 96% dei bambini tra i 4 e i 14 anni ha letto almeno un libro non scolastico nell'ultimo anno. Il problema non è la voglia di leggere — che nei bambini è viva. Il problema è che spesso, crescendo, quella voglia si spegne. Schiacciata dal tempo che manca, dalla stanchezza, dallo schermo sempre acceso.
Tenere viva la passione per i libri è un atto culturale e politico. È anche un atto artigianale: richiede cura, costanza, e la volontà di trasmettere qualcosa che vale.
Mad in Naples: perché anche il libro è artigianato
Chi fa artigianato a Napoli porta avanti una tradizione che ha sempre incluso la parola scritta. Il presepe artigianale racconta la Natività, ma racconta anche la Napoli del Settecento, i suoi venditori ambulanti, le sue donne, i suoi mestieri. È un libro di pietra e creta. È narrazione fatta con le mani.
Mad in Naples nasce con la missione di valorizzare l'artigianato creativo napoletano: chi dipinge, chi ricama, chi lavora la ceramica, chi trasforma la materia in identità. Ma un artigiano non è solo chi fa oggetti. È anche chi sa raccontarli. Chi sa spiegare perché quella creta è rossa, perché quel pattern viene da una tradizione medievale, perché quella tecnica è rimasta invariata per tre secoli.
La parola — scritta, orale, visiva — è parte del mestiere artigianale. E il 23 aprile è il giorno giusto per ricordarlo.
Cosa fare il 23 aprile
Se vuoi celebrare il 23 aprile a modo tuo, alcune idee semplici:
- Entra in una delle librerie storiche del centro storico di Napoli. Non per forza per comprare — anche solo per respirare quell'aria.
- Regalate un libro a qualcuno che stimate. Non è un regalo banale: è il segno che sai cosa conta per quella persona.
- Se conoscete un artigiano napoletano, chiedetegli di raccontarvi la storia del suo mestiere. Poi scrivetela. Anche solo per voi.
- Leggete qualcosa scritto da un napoletano, su Napoli. Non Gomorra, se non vi va. Forse Matilde Serao. Forse Erri De Luca. Forse una poesia di Salvatore Di Giacomo.
Buona lettura, da Mad in Naples.
Perché ogni libro che aprite è anche un pezzo di qualcuno che ha lavorato con le mani, con la testa, con il cuore, per metterci dentro il meglio di sé. Esattamente come fa un artigiano
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