Il 19 marzo non è solo la Festa del Papà. A Napoli è un rito antico, profumato di crema e amarena, che parla di...
La Festa del Papà: quando Napoli si ferma e frigge
Il 19 marzo non è solo la Festa del Papà. A Napoli è un rito antico, profumato di crema e amarena, che parla di famiglia, artigianato e identità. C'è un profumo che ogni anno, il 19 marzo, invade i vicoli di Napoli. Non si può ignorare. Sale dalle friggitorie, si insinua sotto i portoni, raggiunge i balconi dove i panni stesi si muovono nell'aria ancora fresca di primavera. È il profumo delle zeppole. È il profumo del papà. A Napoli, la Festa del Papà non ha bisogno di campagne pubblicitarie né di vetrine addobbate. Esiste da secoli, prima ancora che qualcuno decidesse di scriverla sul calendario. Il 19 marzo coincide con la festa di San Giuseppe, patrono dei padri, degli artigiani, dei falegnami, e nella tradizione partenopea queste due celebrazioni si fondono in un'unica, grande abbuffata di affetto.
San Giuseppe, l'artigiano padre di tutti
Umile, silenzioso, lavoratore. San Giuseppe è nella tradizione cattolica il padre putativo di Gesù, il falegname di Nazareth che protesse la Sacra Famiglia. Ma a Napoli è qualcosa di più: è il patrono degli artigiani, di chi lavora con le mani, di chi costruisce cose buone dal nulla. Una figura che si sposa perfettamente con l'anima artigianale e creativa di questa città. La festa di San Giuseppe divenne ufficialmente Festa del Papà in Italia nel 1968. Ma a Napoli quella data era già segnata nel cuore da secoli. Le famiglie si riunivano, si portavano doni, si mangiava insieme. E si friggeva. Tanto.
Le zeppole: Napoli le inventò, tutta Italia se ne leccò le dita
Questa frase, scritta da Giovanni Bideri nel suo libro "Passeggiata per Napoli e contorni", dice tutto. La zeppola di San Giuseppe è una creatura napoletana. La prima ricetta scritta ufficiale si trova nel Trattato di Cucina Teorico-Pratico del gastronomo Ippolito Cavalcanti, Duca di Buonvicino, che la mise nero su bianco nel 1837 in lingua napoletana. Ma le radici di questo dolce sono ben più antiche. C'è chi le ricollega alle Liberalia, le feste romane del 500 a.C. in onore di Bacco, durante le quali si friggevano frittelle di frumento. C'è la leggenda cristiana che narra di San Giuseppe costretto a fare il friggitore ambulante durante la fuga in Egitto, per sfamare Maria e Gesù. E c'è la storia tutta napoletana degli zeppolari di strada. "Oggi era anche la festa di S. Giuseppe, patrono di tutti i frittaroli... Sulle soglie delle case, grandi padelle erano poste sui focolari improvvisati.", J.W. Goethe, Viaggio in Italia (fine 1700) Goethe, in visita a Napoli alla fine del Settecento, rimase colpito da questa tradizione. Per i vicoli del centro storico, i friggitori esponevano la loro arte davanti alle botteghe: padelle enormi, olio bollente, zeppole appena fatte che i passanti compravano e mangiavano ancora calde. Un mestiere antico, quello dello zeppolaro, che è sopravvissuto fino a pochi decenni fa.
Come si fa una vera zeppola napoletana
La zeppola di San Giuseppe è una ciambella di pasta choux, fritta o al forno, guarnita con crema pasticcera e decorata con un'amarena sciroppata e una spolverata di zucchero a velo. Semplice nella struttura, straordinaria nell'esecuzione. Sulla questione fritta vs al forno, Napoli non ha dubbi. Il Maestro pasticciere Mario Scaturchio sentenziò che "la vera zeppola di San Giuseppe è solo fritta", e per i puristi, fritta nello strutto. Negli ultimi anni si trovano versioni al forno, versioni con crema al cioccolato, versioni gianduia. La tradizione evolve, ma il cuore resta lo stesso: crema, amarena, zucchero a velo. Un cerchio di pasta che racchiude secoli di storia.
Il 19 marzo a Napoli: una città che si fa famiglia
Il 19 marzo 2026 cade di giovedì. Napoli si sveglierà con le pasticcerie già in fila. Colazione con zeppola è quasi obbligatoria. I bar profumeranno di crema. I bambini trascineranno i genitori per mano tra i vicoli. Le famiglie si ritroveranno a tavola. In città ci sarà spazio anche per la cultura: le Gallerie d'Italia in via Toledo propongono uno sconto sui biglietti per i papà che accompagnano i figli; al Museo di Pietrarsa laboratori e giochi per le famiglie; eventi per bambini organizzati dalle associazioni del territorio. Napoli, il 19 marzo, non è solo una città. È una grande famiglia allargata.
L'artigianato e la festa: il senso di Mad in Naples
C'è un filo sottile che lega la Festa del Papà all'anima di Mad in Naples. San Giuseppe è il patrono degli artigiani. E Napoli è da sempre una città che onora chi lavora con le mani, chi trasforma materia in bellezza, chi custodisce un mestiere e lo trasmette ai
figli. Il 19 marzo è il giorno ideale per fermarsi un momento e pensare a quello che ci hanno lasciato: non solo un dolce, ma una cultura. I maestri pasticcieri che friggono zeppole da generazioni. I falegnami che lavorano il legno come San Giuseppe. I sarti, i ceramisti, i ricamatori. Gli artigiani napoletani che, ogni giorno, con le loro mani, continuano a costruire l'identità di questa città. Questa festa è anche per loro. Per chi ha imparato un mestiere da un padre o da una madre. Per chi ha aperto bottega nel quartiere dove è cresciuto. Per chi porta avanti una tradizione che il mondo intero ci invidia.
Buona Festa del Papà da Mad in Naples.
Che sia fritta o al forno, con crema o senza, la zeppola di San Giuseppe sa di casa.Sa di Napoli. Sa di tutto quello che siamo.
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