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Dal “prima ti formo, poi forse lavorerai” al lavoro vero

Per molto tempo abbiamo pensato l’inserimento lavorativo delle persone con disagio psichico seguendo una sequenza che sembrava perfettamente logica: prima bisogna preparare la persona, poi formarla, poi verificare se è abbastanza pronta e, soltanto alla fine, provare a inserirla nel lavoro.

È il modello Train and Place. Il problema è che quel “prima” rischia di diventare lunghissimo. Un corso dopo l’altro, attività preparatorie, laboratori protetti, simulazioni, percorsi che dovrebbero avvicinare al lavoro e che qualche volta finiscono invece per tenerlo sempre un po’ più lontano.

Il Place and Train ribalta la prospettiva. Non aspettiamo che una persona diventi teoricamente pronta per un lavoro che ancora non conosce. La mettiamo, quando ci sono le condizioni, dentro un’esperienza lavorativa reale e costruiamo formazione, accompagnamento e competenze mentre quel lavoro sta accadendo. Non significa mandare qualcuno allo sbaraglio. È esattamente il contrario. Significa lavorare su una commessa vera, con un obiettivo vero, responsabilità reali, ma anche tutoraggio, adattamento delle attività, ascolto e supporto continuativo.

La formazione smette di essere un’anticamera potenzialmente infinita e diventa formazione on the job, costruita intorno a ciò che la persona deve realmente fare. Ed è qui che cambia tutto. Se devo imparare a realizzare un prodotto, non trascorro mesi a simulare come potrebbe essere produrlo. Lavoro su un prodotto che dovrà realmente esistere. Se devo preparare una commessa, quella commessa ha un cliente, una consegna, uno standard qualitativo. Posso sbagliare, essere affiancato, correggere, imparare, ma quello che sto facendo ha già un posto nel mondo. Per una persona che ha attraversato un disagio psichico questo passaggio può avere un valore enorme, perché il lavoro non diventa il premio che arriva alla fine della riabilitazione. Diventa parte del percorso di autonomia.

Il modello europeo del Disability Employment Package va proprio nella direzione di un mercato del lavoro più aperto, in cui l’inserimento non si esaurisce nella firma di un contratto, ma comprende supporto personalizzato, permanenza nel lavoro, accomodamenti e coinvolgimento attivo dei datori di lavoro. Ed è importante chiarire un punto: non esiste un unico modello europeo obbligatorio chiamato Place and Train.

Il Disability Employment Package promuove però logiche coerenti con il supported employment e con percorsi che privilegiano l’accesso al lavoro reale e il sostegno personalizzato. Il principio “Place then Train” è inoltre uno degli elementi centrali dell’Individual Placement and Support, il modello IPS sviluppato proprio per favorire l’inserimento lavorativo delle persone con disturbi psichici gravi. Dentro Mad in Naples questa idea ha una conseguenza molto concreta. L’artigianato non deve diventare un eterno laboratorio occupazionale nel quale ci si prepara a qualcosa che arriverà un giorno. Può diventare lavoro su prodotti, collaborazioni e commesse reali, dove le competenze si costruiscono mentre vengono utilizzate e dove una persona può vedere che ciò che sta imparando produce davvero valore.

Questo significa anche cambiare il modo in cui guardiamo la formazione. Formare non significa necessariamente tenere una persona lontana dal lavoro fino a quando non avrà raggiunto uno standard teorico di prontezza. Significa anche creare un contesto in cui possa imparare facendo, all’interno di un processo reale, con strumenti, tempi e supporti adeguati. Il lavoro vero ha una forza che la simulazione non può avere. Ha tempi, relazioni, problemi, errori, correzioni, risultati. Ha un senso concreto. E proprio perché è reale può diventare un luogo in cui la persona ricostruisce fiducia, autonomia e consapevolezza delle proprie capacità. Naturalmente questo approccio richiede responsabilità. Non basta mettere una persona dentro un’azienda o dentro una commessa e aspettarsi che tutto funzioni da solo. Serve progettazione. Serve tutoraggio. Serve capire quali attività siano realmente compatibili con le capacità della persona, quali competenze possano essere sviluppate on the job e quali condizioni permettano di rendere il percorso sostenibile nel tempo.

La logica non è “prima il lavoro e poi vediamo come va”. La logica è: lavoro reale e supporto reale devono procedere insieme ed è proprio questa la differenza più importante. Il vecchio modello tendeva a chiedere alla persona di dimostrare di essere pronta prima ancora di poter entrare nel contesto in cui quelle competenze avrebbero avuto senso. Il Place and Train parte invece dall’idea che alcune capacità possano emergere soltanto quando vengono esercitate dentro una situazione concreta. È un cambio di prospettiva che riguarda non solo la salute mentale, ma il modo in cui pensiamo il rapporto tra formazione e lavoro. Forse dovremmo smettere di domandarci continuamente quando una persona sarà finalmente pronta per lavorare e iniziare a chiederci quale lavoro, quale accompagnamento e quali condizioni possiamo costruire perché possa iniziare a lavorare e diventare sempre più competente facendolo. Perché qualche volta non bisogna formare una persona per portarla, un giorno, nel mondo reale. Bisogna permetterle di imparare dentro il mondo reale.

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